La rinascita di Detroit passa anche attraverso una bomboletta spray.

Sono inamorata di Detroit. Amo Detroit perchè mi somiglia: quando lasci il tuo paese natale e decidi di trasferirti dall’altra parte del mondo, in un modo o in un altro, devi cambiare, tirarti sù le maniche, abbandonare le paure, adattarti e lanciarti in nuove sfide. Amo Detroit perchè come me ha dovuto reinventarsi una vita nuova.

Come molte altre città americane, Pittsburgh o Cleveland, per citarne un paio, Detroit è passata dall’essere una delle metropoli più ricche degli Stati Uniti, madre di personaggi come Henry Ford, culla dell’industria dell’automobile, a diventare – in seguito alla crisi economica dell’inizio del XX secolo – una ghost town. Ma la discesa all’inferno non è terminata con la Great Depression, è proseguita finchè la città ha toccato, letteralmente, il fondo nel 2013 quando l’allora Governatore del Michigan ne ha dichiarato la bancarotta.

Fino a pochi anni fa non era inusuale recarsi in Detroit downtown ed assistere ad un film muto in bianco e nero, interrotto solo dai suoni delle sirene delle auto della polizia. Per le strade non si vedeva anima viva. La città era completamente deserta. Non c’era ragione di andarci d’altronde: i negozi avevano le serrande tirate giù, i grattacieli erano abbandonati a se stessi con le porte sprangate da assi di legno e i vetri in frantumi, non c’erano ristoranti … l’unica vera abitante di Detroit era la desolazione che si trovava ad ogni incrocio, in compagnia del vapore dei tombini in un paesaggio grigio e, per nove mesi all’anno, gelido.

Il vandalismo di chi usava le bombolette spray per protestare e far sentire la propria rabbia aveva preso il sopravvento. In alcuni quartieri si intervallavano case rase al suolo a causa di incendi dolosi ed edifici ricoperti di graffiti.

Purtroppo negli anni passati l’immagine di Detroit e’ stata quella di una citta’ segregata in cui le sparatorie tra disperati la facevano da padrone. Detroit è stata l’emblema del declino americano conseguente alla crisi finanziaria Americana del 2008.

Ma Detroit, come la mitica araba fenice, si è risollevata dalle sue ceneri e ha iniziato a dare voce ad una dinamica comunità artistica che non vedeva l’ora di urlare a squarcia gola. Ed è così che l’amministrazione di Detroit ha lanciato un progetto atto a ripulire i muri imbrattati da migliaia di graffiti … e non ha usato latte di vernice grigia a coprire scritte oscene, ma ha dotato gli artisti di bombolette spray con tutti i colori dell’arcobaleno lasciando l’ultima parola alla loro creatività.

Oggi vi porto a spasso all’Eastern Market, il mercato ortofrutticolo che ogni sabato mattina apre i battenti a Detroit, una perla rara nelle metropoli americane in cui i fast-food e i supermercati la fanno da padroni! Una delle rare occasioni in cui mi sento un po’ in Italia, a passeggio tra le bancarelle di frutta e verdura, tra gli schiamazzi di venditori ambulanti e clienti, senza però abbandonare le tradizioni americane: bicchierone di caffè bollente e donut tra le mani.

L’Eastern Market non è solo il posto dove riempire le borse con i prodotti agricoli locali, ma è anche l’espressione tangibile della rinascita di Detroit. Appena fuori dal brusio e dal vociare rumoroso dei banchi ci sono i vecchi dock dei mercati generali dove anni addietro si macellava la carne e si contrabbandava il whiskey. Oggi i muri scrostati di quei magazzini sono ricoperti da murales di una bellezza infinita. E non parlo solo dei colori usati, ma delle storie e dei messaggi che gli artisti vogliono raccontarci, della Detroit che fu e della Detroit che sarà.

L’Eastern Market vanta, da solo, oltre 100 murales in un pugno di isolati, mentre Detroit oltre 300.

Ogni muro rappresenta un pezzo della storia di questa città sospesa tra gli sfarzi dell’industria degli inizi del Novecento, la Great Depression, i tristemente noti riots degli anni ‘60 e la più recente Great Recession del 2008: dal paradiso alla discesa agli inferi e finalmente alla ‘colorata’ rinascita di questi ultimi anni.

Tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare dagli sfavillanti colori: talvolta sono solo uno strumento utilizzato per attirare l’attenzione sulle profonde ferite che le minoranze hanno subito e tuttora subiscono, e che a fatica si rimargineranno.

Ci sono però tre murales che sono una meta fissa ogni volta che ci rechiamo al mercato.

Il primo è quello che il mio nano undicenne vuole assolutamente vedere, pena il muso lungo per tutta la giornata, e davanti al quale rimane in estasi per cinque minuti almeno. In quanto fanatico, o come preferisce meglio definirsi lui, studioso (!!!), di squali e mostri marini, non poteva trovare migliore opera artistica a rappresentare la sua passione. Vi assicuro che il murale è talmente ben fatto che ci si aspetta di essere inghiottiti da un momento all’altro – dandandandan dandandandandan.

Shark Toof at the Dequindre Cut

Il mio preferito, invece, si trova di fronte ad una delle distillerie di Detroit, la Detroit City Distillery (il cui Gin artigianale, tra l’altro, è assolutamente degno di nota). La prima volta che mi sono trovata di fronte a questa donna che aggiusta lo specchietto retrovisore mentre guida, ho pensato che fosse una fotografia. Avvicinandomi ho capito che in realtà il muro era ricoperto di vernice e che non si trattava di un poster pubblicitario. La sensazione è stata quella di trovarsi all’interno di un museo di arte moderna piuttosto che in una strada che costeggia un mercato ortofrutticolo, in un quartiere decadente.

Infine, menzione speciale per un murale che si trova poco distante dall’Eastern Market. Ho lasciato quest’opera per ultima perchè credo sia forse quella che più sento rapprentativa di Detroit: un bambino afroamericano che guarda il cielo, scruta le stelle, e spera in un futuro migliore senza discriminazione raziale.

Per chi fosse interessato, ogni anno, verso la metà Settembre, si svolge il Festival Murals in the Market. In quest’occasione, oltre ai ‘mitici’ foodtrucks americani che dispensano piatti di ogni traduzione, profumo e gusto, si possono effettuare visite guidate per scoprire un po’ di più sulla storia di ogni murale e degli artisti che hanno contribuito alla realizzazione.

E nelle vostre città ci sono quartieri in cui gli artisti sfogano la loro creatività dando vita a colorate opera urbane?

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